Sguardi.
Sono cresciuto nello studio di mio padre, Vittorio Murrù, pittore e Maestro Accademico. L’ho visto dipingere per ore, con me in braccio, mentre ascoltava la sua musica e fumava la sua sigaretta. Per me l’odore dei colori a olio e dei diluenti era l’odore di casa.
I miei primi lavori sono stati realizzati con tempere e acrilici. Poi la curiosità per la tecnologia mi ha condotto alla digital art.
Ma sentivo il bisogno della materia, del segno diretto: così è arrivata la grafite.
In seguito è emersa la necessità del colore. Nei soft pastel ho trovato una dimensione più vibrante e profonda, capace di restituire allo sguardo tutta la sua intensità.
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